Luca Iavarone

 

Luca Iavarone è il direttore creativo di Fanpage.it, (famoso canale d’informazione usufruibile in modo semplice ed accessibile a tutti) giornalista d’assalto, compositore, autore, provocatore sociale e tanto altro ancora. Operazione difficilissima quindi intervistare un personaggio pubblico dalle mille sfumature che ha reso la creatività, il suo lavoro. Noi di Periodico Daily vogliamo provarci lo stesso:

Ciao Luca, cosa provi quando sei tu a essere intervistato:

È un’ottima sensazione, ora mi posso rilassare. S’immagina solitamente che chi conduce le interviste sia calmo e tranquillo mentre chi le subisce stia in tensione. In realtà se si vuol fare le domande giuste, se si mira davvero a ricavare materiale importante, da intervistatore bisogna essere concentrato, avere le antenne dritte, captare ogni parola, prevedere le prossime mosse e anche analizzare ciò che avviene intorno. Tante volte il contesto può diventare pericoloso oppure rivelarsi potenzialmente più interessante.

Da ragazzino quali erano i tuoi idoli e perché:

Ho avuto forse troppi miti da ragazzo. Ho amato il Jazz alla follia e tanti pianisti invadevano i miei sogni, da Hancock a Jarrett, passando per i nostri Bollani e Rea. Ho frequentato tanto teatro e non potevo non divinizzare Carmelo Bene, Antonio Rezza, Emma Dante. Poi è stato il tempo dell’arte contemporanea: Marcel Duchamp, i futuristi, Piero Manzoni mi hanno totalizzato. Per non parlare dei compositori: da Mozart a Šostakovič fino a John Cage. La mia testa è stata sempre invasa dal confronto con i miei riferimenti irraggiungibili. Forse è per questo che alla fine ho scelto un’altra strada! Una strada mia.

Se tu fossi il personaggio di un film chi saresti:

Andreuccio nel Decameron di Pasolini. Uno talmente sprovveduto che finisce letteralmente nella merda. Alla fine nonostante tutto riesce però a portare a casa l’anello dell’arcivescovo. Ovviamente quella finale è solo una piccola speranza, in un mare di sciagure.

Come riesci a dare una forma alla tua fantasia:

Credo che il cervello sia un muscolo e come tutti i muscoli si possa allenare. Producendo sempre nuove idee, risolvendo problemi in maniera più o meno convenzionale, inventando cose nuove. Abituarsi al brainstorming unendo l’attitudine a guardare il mondo con curiosità, traendone continuo spunto per le proprie rielaborazioni, sia il segreto per una mente fantasiosa. E se si è di fronte a un blocco creativo, basta aprire uno a caso dei libri del grande Bruno Munari.

Quando hai capito che la tua passione poteva diventare un vero e proprio lavoro:

In verità  non ho mai saputo quale fosse la mia vera passione. Ho fatto sempre e solo cose che mi andava di fare con dedizione e cura. Questo mi ha portato a fare molte esperienze. Poi tutte sono confluite nel videomaking e nella comunicazione web, ma non è detto che io non possa trarre la stessa soddisfazione lavorando in altri ambiti. Sarei creativo lo stesso anche se facessi il meccanico, mi sa. In fondo l’importante per me è esprimermi. Il linguaggio e il mezzo sono relativi. Non sono fondamentalista, sono elastico, vado dove trovo stimoli.

Lavorando a stretto contatto con tanta gente quanto pensi conti la bellezza:

La domanda mi tocca molto. Ho sempre pensato che la mia vita dovesse essere proprio un lungo viaggio dentro la bellezza. La bellezza è il solo motore che mi spinge a conoscere, indagare, andare a fondo nella conoscenza e nella scoperta. Che cosa sarebbe il genere umano senza l’arte, senza il talento, senza il pensiero? Saremmo essere umani senza la rappresentazione di noi stessi? E ogni rappresentazione non prevede dall’altro lato una contemplazione? La contemplazione per me è sempre contemplazione del bello. In ogni sua forma, anche la più tragica

Che cosa pensi del boom’acchiappa-click’ che si è scatenato negli ultimi tempi:

Una società fondata sulla concorrenza non può che sgomitare. Se l’unica sopravvivenza è la sopraffazione, ci sarà sempre qualcuno che cerca di scalzare qualcun altro con mezzi leciti e illeciti, gradevoli o fastidiosi. Parli di ‘acchiappa-click’ solo perché la televisione ce la siamo dimenticata o ci ha talmente assuefatti che ci pare ormai un sistema consolidato e accettabile. A ben vedere la TV è stata ed è ancora il più grande contenitore di pubblicità inframmezzate da film/tg/show. Questi ultimi sono solo lo specchietto per le allodole. La vera natura del mezzo televisivo è pubblicitaria. Il resto è intrattenimento, in altre parole “ciò che ti trattiene lì tra una cosa e l’altra”, tra uno spot e l’altro. Internet è per il momento un terreno più libero, in termini di linguaggi, sperimentazione e varietà dell’offerta. Quando questa libertà non sarà più tale e il web sarà asservito totalmente alle logiche del profitto, probabilmente mi troverete da qualche altra parte.

Che cosa spinge secondo te una persona dal nulla l’ambire a diventare un personaggio pubblico, sfruttando il social come vetrina:

Gli Status symbol. Se i valori dominanti sono tutti di consumo, se l’esserci si misura solo nella quantità dell’apparire, è normale che si cerchi conforto nei like. È terribile, ma la colpa non è di chi si fa i selfie o di chi sogna di diventare un influencer. La colpa è di chi su tutto questo ci guadagna e di chi permette che su questo sia possibile guadagnarci. A ben vedere quella “persona dal nulla” ci perde solo (in socialità, in felicità, in crescita personale), non ci guadagna mai. Non me la sentirei mai di attaccare chi è in una tale situazione di svantaggio.

Come giudichi l’impatto che sta generando questo fenomeno sulle nuove generazioni:

La mia percezione da semplice osservatore è che ancora nessuno si sia fatto carico nelle scuole di capire a fondo il social network, proponendo ai ragazzi un utilizzo più consapevole di queste piazze digitali. Ogni volta che ho incontrato giovani studenti, i professori storcevano il naso quando mi sentivano dire “ragazzi, voi siete anche la vostra esistenza digitale”. Una presa di coscienza banale ma molto utile. Se gli adulti (dai professori ai legislatori) tenessero in considerazione anche l’io digitale dei giovani, comincerebbero a lavorarci, ci entrerebbero in contatto, invece di rifiutarlo con pregiudizi sprezzanti. È come quando furono introdotte le automobili. All’inizio non c’erano regole. Poi però si è dovuto costruire un codice della strada e si è dovuta fare tanta prevenzione. Perché si è scoperto che tutti erano pedoni ma anche potenziali automobilisti, e le regole, e le precauzioni, non potevano essere le stesse per l’io pedonale e per l’io automobilistico!

Che cosa cambieresti della tua vita:

Mi piacerebbe unire nella mia professione ancora più cose che amo. Ad esempio non posso più sopportare di non avere la musica nella mia quotidianità. E poi vorrei viaggiare di più, conosco troppi pochi posti. E forse non sono nemmeno quelli davvero importanti. Non sono mai stato in Africa, ad esempio.

Nei tuoi vari esperimenti sociali sei consapevole di coinvolgere sia emotivamente sia mentalmente le persone che ti seguono, come vivi questa responsabilità:

Per me è una grande occasione. Arrivare a milioni di persone colpendole con messaggi d’inclusione, solidarietà, ma anche regalandogli un sorriso (perché il denominatore comune dei miei lavori è comunque sempre l’umorismo) è una cosa che mi dà senso. Più che una responsabilità per me è una salvezza.

Quale candid camera ti ha divertito di più:

Forse “Toccare gli sconosciuti sulle scale mobili”. C’era un gesto semplicissimo, il messaggio anti-omofobo era chiaro e faceva tutto molto ridere. Ricordo che la Gialappa’s lo commentò molto argutamente su Rai 2.

Debutterai mai come regista cinematografico:

Chissà. Io non mi pongo mai limiti. Magari anche come meccanico…

Ringraziamo Luca Iavarone per la disponibilità e il suo straordinario garbo che ha reso questa intervista, oltre che una piacevole “chiacchierata”, anche un “manuale” utilissimo pieno di preziosi consigli.

 

 

 

 

 

 

Perso

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