Ciro Sasso: Mettere alla gogna non vi rende migliori. Lettera aperta di Ciro Sasso che invita i suoi colleghi a fare una profonda riflessione.

Impazza sul web negli ultimi tempi, per non citare solo gli ultimi giorni, la critica gratuita. Commenti spigolosi , video isterici e sputa veleno. E’ diventato quasi divertente attaccare e insultare l’altro, fa radical chic, e diciamolo: c’è chi lo fa come passatempo quotidiano. Riportiamo una lettera aperta da parte di Ciro Sasso, vincitore di molteplici campionati, istruttore, ideatore che preferisce non osannare i suoi titoli ma sentirsi ”Pizzaiolo” la parola chiave di quello che dovrebbe rappresentare il mondo pizza.

Ciro : Molti pizzaioli custodiscono realmente la tradizione e và riconosciuto il merito, in un’epoca di transizione come questa che stiamo attraversando è la cosa più difficile da fare. Molti altri però si nascondono per celare l’ignoranza e la mancanza di coraggio nel mettersi in gioco. La mia riflessione è estesa per tutti in un’unica domanda: ”Ma è veramente tradizione quella che si segue? ” Pizza napoletana dei primi del 900: Farina sconosciuta , acqua di rubinetto, sale, criscito. Impasto fatto in madia di legno con criscito. Il criscito veniva ripreso e utilizzato quotidianamente. Qualcuno aggiungeva strutto all’impasto, ma non tutti lo facevano. Cottura in forni a legna da pane, cottura violenta. L’impasto avanzato finiva per essere fritto. Poche pizze erano considerate napoletane e tradizionali : pizza marinara ,pizza ‘nzogna e pummarole,pizza cu ‘cicenielle,pizza alla mastunnicola,cazone ‘mbuttunato. Ora, spiegatemi. Chi di voi rispetta la tradizione ? Chi di voi impasta a mano 70 kg di farina? Chi di voi ha in carta solo 5 pizze? Chi di voi usa il criscito? Non facciamoci fautori della tradizione se poi non la rispettiamo. Non riempiamoci la bocca se poi è solo aria. Ammettiamo che l’evoluzione di un prodotto ha subito alterazioni è il progresso!! Tutto è cambiato e continua a cambiare soprattutto la richiesta dei clienti e per fortuna abbiamo la tecnologia che ci supporta. Chi prova a conservare la tradizione l’ha dovuta comunque trasformare nel senso costruttivo della parola stessa. Il vero problema oggi è comportamentale, non esiste quasi più il confronto costruttivo, la voglia d’imparare, l’umiltà di sostenere un collega in difficoltà. E anche questo il cambiamento? Regna l’invidia contro chi ha il coraggio di osare, contro chi si mette in gioco, contro chi trae soddisfazione dal suo lavoro. Accusare, screditare è anche questa la tradizione che conserviamo? No. Nella maniera più assoluta. L’ammirazione si è trasformata in risentimento, i complimenti si sono trasformati in accuse. La stima? Che fine ha fatto? Con la tecnologia e la trasformazione è arrivato l’egocentrismo, il volersi sentire per forza al centro dell’attenzione. Aggredire un collega e criticare in modo scurrile anche il suo percorso lavorativo non fà di voi persone migliori. Anzi mette in evidenza la vostra impotenza professionale, quanto siete mediocri e sleali. Quello che non capite è che a insultare si diventa ridicoli, si marchia con un pennarello indelebile la propria immagine anche social ma c’è chi non avendo altro da offrire prova ad attirare l’attenzione con i mezzi che ha .Dare risposte maleducate, sempre polemiche e con toni accesi, pubblicare post o avere una bacheca in cui si beffeggia l’altro, oltre ad essere sintomo di grande immaturità e insicurezza, è poco produttivo. Imparate ad essere umili e quanto mano educati anche nella vita reale perchè il social rispecchia quello che poi siete nella realtà. Vincere facile è da vigliacchi. Tornate alla vecchia gavetta iniziando da base, prima dell’impasto imparate a stare al mondo

Buona Pizza a tutti da Ciro Sasso (#fiammafredda)

Ciro Sasso #fiammafredda